sabato 17 giugno 2017

Valtorta - Peccato Originale

  • Per conoscere esattamente il pensiero dell’Opera di M. Valtorta riguardo al Peccato Originale, è opportuno ricordare la Genesi e radunare con ordine vari elementi disseminati in questi e in altri scritti dello stesso autore

  • 1 – Dio creò gli angeli, tutti indistintamente buoni. Ma uno di essi divenne malvagio e trasse seco una moltitudine di altri angelici spiriti; “Lucifero era angelo, il più bello degli angeli. Spirito perfetto, inferiore a Dio soltanto. Eppure nel suo essere luminoso nacque un vapore si superbia che esso non disperse, ma anzi condensò covandolo. Da questa incubazione è nato il Male”. pag.     In un altro scritto si determina che tale peccato di superbia consisté nel desiderio disordinato di essere simile a Dio, di essere come Dio, cioè: creatore. Gli angeli che, seguendo l’esempio divinamente pre mostrato dell’umilissima, ubbidientissima e castissima Madre (pro-creatrice) di Dio, rimasero umili, ubbidienti e spiritualmente temperanti, ottennero in premio fissa dimora nel Cielo di Dio. Lucifero invece e gli altri superbi disubbidienti e spiritualmente intemperanti, furono per punizione cacciati per sempre dal Paradiso celeste.

  • 2 – Dio inoltre creò l’universo sensibile e in esso il mondo con minerali, piante, animali: e tutte queste cose erano buone. (Genesi. 1, 1-25).

  • 3 – Finalmente Iddio a sua immagine e somiglianza formò l’uomo e la donna, traendo questa da quello, li benedisse dicendo loro di essere fecondi, moltiplicarsi, riempire la terra, dominare tutti gli animali. Adamo intuì e profetò che per la donna, l’uomo avrebbe abbandonato padre e madre, si sarebbe unito alla sua sposa e i due sarebbero divenuti una sola carne. I due vivevano nudi e l’uno non si vergognava dell’altro. Dio li collocò nel Paradiso terrestre perché lo coltivassero e lo custodissero e dette loro in cibo le erbe e le piante (Gen. 1, 26; 2,25). Non gli animali (se non dopo il Peccato e il diluvio: Gen. 9,1-7).

  • 4 – Tra le piante spiccavano l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male (Gen.2,9). Alberi veri o soltanto simbolici? Alberi veri e in più simbolo e causa di realtà o effetti reali? La scrittrice sembra propendere verso alberi veri con veri frutti, però con portata anche simbolica, se si osserva il testo (17.4, 17.12, 17.14, 17.17).

  • 5 – Dio, che aveva permesso all’uomo di cibarsi di qualsiasi erba o albero, gli proibisce invece, sotto pena di morte, di nutrirsi del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male (Gen. 2, 16-
  • 17). 

  • Il senso profondo di tale proibizione, secondo la scrittrice,  sarebbe il seguente: “Dio aveva detto all’uomo e alla donna: “Conoscete tutte le leggi e i misteri del creato ma, non vogliate usurparmi il diritto di essere il Creatore dell’uomo. A propagare la stirpe umana basterà il mio amore che circolerà in voi e senza libidine di senso, ma solo per palpito di carità susciterà i nuovi Adamo della stirpe. Tutto vi dono. Solo mi serbo questo mistero della formazione dell’uomo” (17.4). Secondo la scrittrice, dunque, questa “conoscenza” si riferirebbe alla procreazione, al mistero e al rito procreativo, un po’ come in Genesi 4, 1 e poi attraverso tutta la Bibbia; finché non ebbero questa particolare “conoscenza” non si vergognarono della nudità, come universalmente e anche oggi i piccoli non provano rossore finché incapaci di discernere tra il bene e il male morale o almeno di avvertire tale male.

  • 6 – Ma come in Lucifero nacque spontaneamente un vapore di superbia (desiderando di diventare come Dio, cioè creatore, così per odio, invidia, bramosia di vedere al demonio associato l’uomo nel peccato e nella cacciata dal Paradiso, per istigazione satanica,  nasce in Eva un vapore di superbia, desiderando disordinatamente di essere simile a Dio, uguale a Dio, (procreatrice) … Per arrivare a conoscere questo mistero, queste leggi della vita, presumendo di sé, non si tiene lontana dalla pianta della conoscenza del bene e del male ma si avvicina ad essa, pronta a ricevere la rivelazione del mistero, non dal puro insegnamento e influsso divino ma, dall’impuro insegnamento e influsso diabolico: “Eva va alla pianta … La sua presunzione la rovina. La presunzione è già lievito di superbia” (17.12).

  • 7 – Alla pianta della conoscenza del bene e del male Eva trova il seduttore che con menzogna la induce alla disubbidienza, cioè a trasgredire il comando di Dio (Gen. 3, 1-5). Secondo la scrittrice, a desiderare disordinatamente la somiglianza con Dio creatore nella procreazione (superbia), perciò a disubbidirgli (disubbidienza) mangiando il frutto della pianta della conoscenza del bene e del male: “Alla pianta trova il Seduttore il quale … canta la canzone della menzogna. “Tu credi che qui sia del male? No. Dio te l’ha detto perché vi vuol tenere schiavi del suo potere. Credete d’essere re? Non siete neppur liberi come lo è la fiera. A essa è concesso di amarsi d’amor vero … d’essere creatrice come Dio … La vita vera è di conoscere le leggi della vita, allora sarete simili a dei e potrete dire a Dio: “Siamo tuoi uguali” (17.12).

  • 8 – Eva, pur di raggiungere il fine della prospettata e decantata somiglianza o uguaglianza con Dio creatore attraverso la procreazione, ingannata dalle parole e cedendo alle lusinghe del Seduttore, non rifugge dai mezzi, quindi trasgredisce il divino comando o la divina proibizione (Gen. 3,6), si abbandona al piacere della golosità e della carne. Perciò oltre che per superbia, pecca per disubbidienza, golosità, lussuria: “ … Dio aveva detto all’uomo e alla donna:  “Tutto vi dono, solo mi serbo questo mistero della formazione dell’uomo”. Satana ha voluto levare questa verginità intellettuale all’uomo e con la sua lingua serpentina ha blandito e accarezzato membra e occhi di Eva, suscitandone riflessi e acutezze che prima non avevano perché la malizia non li aveva intossicati. Essa “vide” e vedendo volle provare. La carne era destata. Oh, se avesse chiamato Dio! … Il Padre l’avrebbe … guarita … ma Eva non va al Padre. Eva torna dal Serpente. Quella sensazione è dolce per lei. “Vedendo che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi e bello all’occhio e gradevole all’aspetto, lo colse e ne mangiò e “ comprese”. Ormai la malizia era scesa a morderle le viscere. Vide con occhi nuovi e udì con orecchi nuovi gli usi e le voci dei bruti e li bramò con folle bramosia. Iniziò sola il peccato, lo portò a termine col compagno …” (17.5 – 17.6).

  • 9 – Ammaestrata e sedotta da Satana, dal Serpente, Eva dunque è caduta in un peccato dai quattro nomi: superbia, disubbidienza, golosità, lussuria e da discepola e sedotta, Eva diviene riguardo di Adamo, maestra e seduttrice. Quel peccato quadruplice che Eva aveva commesso per istigazione diabolica, Adamo lo commette per istigazione muliebre: “iniziò da sola il peccato, lo portò a termine col compagno”. Ecco perché sulla donna pesa condanna maggiore. E’ per lei che l’uomo è divenuto ribelle a Dio e ha conosciuto lussuria e morte. E’ per lei che non ha più saputo dominare i suoi tre regni: dello spirito perché ha permesso che lo spirito disubbidisse a Dio; del morale, perché ha permesso che le passioni lo signoreggiassero; della carne, perché l’avvilì alle leggi istintive dei bruti. 

  • “Il Serpente mi ha sedotto” dice Eva. “La donna mi ha offerto il frutto ed io ne ho mangiato” dice Adamo, e la cupidigia triplice abbranca da allora i tre regni dell’uomo. 17.6

  • 10 – In conseguenza di tale quadruplice peccato (cioè di superbia, disubbidienza, golosità, lussuria) e particolarmente a causa del quarto peccato (lussuria), coronamento di tutta l’infelice opera peccaminosa, come cosa che si può connettere con la colpa di superbia o disubbidienza o golosità ma che meglio si collega con una colpa di lussuria, gli occhi di Adamo ed Eva si aprono ed essi si accorgono d’essere nudi, preparano perizomi di foglie di fico e se li adattano. (Gen. 3,7).

  • 11 – Così peccando i Due muoiono nello spirito alla Grazia e in punizione del peccato Dio colpisce i progenitori e gli eredi con la pena della morte e dell’incenerimento del corpo da subirsi a suo tempo; inoltre, colpisce la donna nella sua qualità di madre e sposa, l’uomo in quella di lavoratore (Gen.3, 16-19). A queste condanne Iddio aggiunge la cacciata dal Paradiso terrestre (immagine dell’esclusione dal Paradiso celeste) e perciò la perdita della famigliarità divina (Gen.3, 22-24). “ … avvilita così la carne, corrotto il morale, degradato lo spirito, conobbero il dolore e la morte dello spirito privato della Grazia e della carne privata dell’immortalità. La ferita di Eva generò la sofferenza che non si placherà finché non sarà estinta l’ultima coppia sulla terra”.  17.12

  • 12 – La Genesi narrò il peccato dei Progenitori e le pene inflitte da Dio a essi e agli eredi. E’ stato soprattutto S. Paolo (Rm. 5) che ha messo in luce la colpa che dai progenitori si trasmette agli eredi, cioè all’umanità, di generazione in generazione e che costituisce appunto il Peccato Originale. L’Apostolo propone la sua dottrina istituendo una specie di parallelismo o paragone tra Adamo e Gesù, tra il primo e il secondo Adamo. I Santi Padri, ben presto, per es. Giustino e Ireneo, fin dal 2° secolo, estesero tale parallelismo e così, avendo dinanzi agli occhi l’Annunciazione, paragonarono Eva e Maria, cioè la prima e la seconda Eva. La nostra scrittrice, procede in modo analogo e mette in bocca a Maria le seguenti espressioni: “ Io ho percorso a ritroso le vie dei due peccatori … In tutti i modi ho ubbidito  … simile a Dio creando la carne di Dio … annichilita nell’umiltà … Ancella di Dio … Si, ho detto … Quel ‘si’ ha annullato il ‘no’ di Eva al comando di Dio … Dal mio seno nascerà l’Albero nuovo che porterà il Frutto che conoscerà tutto il male per averlo patito in Sé e darà tutto il bene … 17.14

  • 13 – Tale parallelismo o paragone tra Maria e Eva, ritoccato o completato in qualche punto per amor di chiarezza, può venire espresso e compendiato così:
    1. a Maria appare e parla un angelo buono, a Eva un angelo cattivo;
    2. a Maria l’angelo parla di Maternità divina, ad Eva di procreazione umana;
    3. Maria, con la Maternità divina, diverrebbe simile a Dio Genitore del suo Verbo e Creatore d’ogni essere; Eva, con la procreazione umana, diverrebbe simile a Dio Creatore;
    4. Maria a tal proposta si umilia profondamente, Eva s’insuperbisce altamente;
    5. Maria ubbidisce a Dio e resiste al Seduttore, Eva disubbidisce a Dio (che si riservava la rivelazione del mistero della formazione dell’uomo) e ubbidisce al Seduttore;
    6. In Maria nessuna spirituale golosità del Frutto, in Eva sfrenata golosità del frutto (fisico e simbolico);
    7. Dio non viola Maria ma fecondandola ne sublima la Castità, e la Vergine rimane castissima nella mente e nel corpo; il Serpente seduttore blandisce Eva e la vergine decade divenendo lussuriosa nello spirito e nella carne;
    8. Maria rimane in eterno quale Iddio la pensò, volle e creò, anzi, la Piena di Grazia diviene la Portatrice della Grazia e della Vita in sé stessa e nell’Umanità; Eva invece, si svuota della Grazia e diventa causa della perdita della grazia per Adamo, per l’Umanità;
    9. Maria rimane Figlia di Dio e non ne vuole sapere del padre della Menzogna, Eva diviene figlia prodiga  e ribelle e aderisce al padre della menzogna;
    10. Maria per ammaestramento e intervento divino viene elevata alla singolare dignità di Sposa di Dio e Madre del Verbo Incarnato. Eva non viene abbandonata da Dio mistico sposo che anzi continuerà ad influire in ogni coniugio comunicando allo sposo umano energia fecondante, presiedendo arcanamente alla formazione del corpo, creando e infondendo l’anima d’ogni figlio di Eva sino alla fine del mondo; più sposo d’ogni sposo umano, più padre d’ogni padre umano. Ma Eva e perciò Adamo e tutta la razza che dai Due primi per via di generazione eredita l’umana natura, ammaestrata e sedotta da Satana, ha tradito e abbandonato Iddio divenendone sposa infedele, fornicante e adulterante con Satana il quale continua a iniettare universalmente e incessantemente quel superbo, disubbidiente, goloso e lussurioso desiderio d’essere procreatore non secondo ma contro la volontà divina. Nell’istante in cui Dio crea ‘pura’ un’anima e la infonde in una carne che nei due primi s’imparentò con Satana, in quell’identico momento l’anima stessa contrae il Peccato Originale, cioè l’imparentamento col Demonio seduttore e l’oscuramento (per mancanza del nitore della Grazia) della parentela figliale e sponsale con Dio (per cui la donna, dopo il parto, nell’Antico Testamento sente la necessità e nel Nuovo il desiderio, di sottoporsi alla Purificazione).
    14 – 
  •  a) Dio, dunque, per mezzo di un angelo, tratta con Maria di generazione o maternità divina; satana, per mezzo di un serpente, tratta con Eva di una generazione o maternità umana.
    b) Maria, dunque, aspetta da Dio, la rivelazione del mistero dell’Incarnazione del Verbo; Eva, non aspetta da Dio ma accetta di ricevere da un essere usurpatore, non al tempo divinamente stabilito e in modo impuro, la rivelazione del mistero della formazione dell’uomo.
    c) Maria, dunque, viene più profondamente penetrata e posseduta da Dio e s’imparenta sempre più con Lui: figlia, sposa, madre; Eva vien profanata da Satana e cade sotto il potere di lui, diventa a riguardo di Dio figlia prodiga, sposa infedele, madre adultera e  s’imparenta col demonio padre falso e seduttore.
    d) In questo imparentamento di Maria con Dio sta la radice di ogni grandezza per Lei e di ogni benedizione per noi; in quest’imparentamento di Eva con Satana sta la radice di ogni miseria per lei e di ogni maledizione per noi.
    e) A causa di eccelse grazie dello Spirito Santo, cioè in  virtù dell’eterna Predestinazione e dell’Immacolato Concepimento, Maria è stata preservata  da qualsiasi imparentamento con Satana e perciò dal Peccato Originale. In virtù di questi stessi privilegi e inoltre della maternità divina, dell’intima Associazione di Lei alla vita e al sacrificio di Gesù e dell’Assunzione in corpo e anima in Cielo, ha trovato origine e compimento il mirabile imparentamento di Maria con Dio.
    f) A causa di altri doni dello Spirito Santo e perciò in virtù della buona volontà (dove è possibile) e dell’atto e Sacramento della Fede, vien compiuta un’opera di morte e di vita: di morte, cioè di spezzamento dell’imparentamento con Satana (quantunque in questa terra egli rimanga il Seduttore e la creatura conservi tendenza verso di lui); di vita, cioè di restaurazione della filiazione divina e d’incorporazione nella Chiesa  sposa di Cristo  madre (o rigeneratrice) e maestra con Cristo. Opera di restauro che verrà incessantemente nutrita e intensificata dagli altri Sacramenti e Sacramentali, tocchi della grazia di Dio e troverà nel Purgatorio, nella risurrezione della carne e nell’ingresso in Cielo, con la pienezza dell’umana sostanza, un coronamento tanto alto da superare di gran lunga lo stato a cui l’uomo sarebbe stato elevato se, in conseguenza del peccato, non fosse stato restaurato da Cristo.


  • 15 – Questi paragoni, parallelismi e chiarificazioni cadrebbero in parte o zoppicherebbero se si dimostrasse impossibile o inammissibile che l’angelo cattivo abbia parlato a Eva di generazione umana (frutto), come poi l’angelo buono parlò a Maria di generazione divino - umana (Frutto).

  • E altrove: “La maternità, priva di quanto ora l’avvilisce, era stata concessa dal Padre Creatore anche ad Eva. Dolce e pura maternità senza pesantezza di senso! … Di quanto s’è spogliata Eva rinunciando a questa ricchezza! Più dell’immortalità … ma la maternità, senza violazioni di sorta, è venuta a me sola, Eva nuova, perché io potessi dire al mondo di qual dolcezza fosse la sorte della donna chiamata ad essere madre senza dolore di carne …” 17.9

  • E altrove: “ … l’albero proibito diviene, alla razza, realmente mortale, perché dalle sue rame pende il frutto dell’amaro sapere che viene da Satana, e la donna diviene femmina e, col lievito della conoscenza satanica in cuore, va a corrompere Adamo … “ 17.12

  • Vedi su “Fondamenti della fede” il Peccato di Adamo
    e sui Sacramenti il Battesimo

    Dall’Evangelo

  • La Colpa d’origine sarà cancellata nei credenti in Me, ma lo spirito conserverà una tendenza al peccato che senza la Colpa originale non avrebbe avuto. Perciò occorre sorvegliare e continuamente curare il proprio spirito, così come fa una madre sollecita col suo figliolo rimasto indebolito da una malattia infantile. Perciò non bisogna oziare ma essere sempre solerti per irrobustirsi in virtù. Se uno cade in accidia o tiepidezza, più facilmente sarà sedotto da Satana. Ogni peccato grave, essendo simile a grave ricaduta, sempre più predisporrà a infermità e morte dello spirito, mentre se la Grazia, restituita dalla Redenzione, viene coadiuvata da una volontà attiva e instancabile, ecco che essa si conserva. Non solo ma aumenta perché è associata alle virtù conseguite dall’uomo. Santità e Grazia! Che sicure ali per volare a Dio!  307.7

  • Il Giudizio sull’atto di Adamo resta quello che è, e chiamato sarà “Colpa d’origine”, sempre. Saranno redenti gli uomini, lavati da una purificazione superiore a ogni altra, ma nasceranno con quel marchio perché Dio ha giudicato che quel marchio debba essere su ogni nato da donna, meno per Colui che, non per opera d’uomo, ma per Spirito Santo, fu fatto e sulla Preservata e sul Presantificato, vergini in eterno414.8

  • Per la carne Satana entrò nell’uomo e, felice se lo può fare, per la carne vi rientra, lui, uno e settemplice, col proliferare delle sue legioni di demoni minori. 420.9

  • La donna non è uguale all’uomo nella sua formazione e nelle reazioni alla colpa d’origine. L’uomo ha altre mete al suo desiderio, più o meno buono; la donna ha una meta: l’amore. L’uomo ha un’altra formazione, la donna ha questa: sensibile, ancor più perfetta perché destinata al generare. ( … )
    La compagna di Adamo doveva perciò essere capace di amare per finire di rendere beato il giorno di Adamo nel Giardino felice. Doveva essere tanto capace di amare da essere seconda, collaboratrice e surrogatrice di Dio nell’amare l’uomo, sua creatura, di modo che anche nelle ore che la Divinità non si palesava al suo creato con la sua voce d’amore, l’uomo non si sentisse infelice per mancanza d’amore.
    Satana sapeva di questa perfezione, tante cose sa Satana. E’ lui che parla sulle labbra dei pitoni, dicendo menzogne commiste a verità e queste verità che esso odia, perché egli è Menzogna, le dice solo per sedurvi con la chimera che non sia la Tenebra che parla ma la Luce. Satana: astuto, tortuoso e crudele, si è insinuato in questa perfezione e lì ha morso e lì ha lasciato il suo veleno. La perfezione della donna nell’amare è divenuta così strumento a Satana per dominare donna e uomo e propagare il male. ( … )
    Ma pensate che, come per la donna entrò il Male, per la Donna è giusto entri il Bene nel mondo. Vi è da annullare una pagina scritta da Satana e lo farà il pianto di una Donna e poiché Satana urlerà in eterno le sue voci, ecco che una voce di Donna canterà per coprire quelle voci. 420.10

  • La coppia Gesù - Maria è l’antitesi della coppia Adamo - Eva. E’ quella destinata ad annullare tutto l’operato di Adamo ed Eva e riportare l’Umanità al punto in cui era quando fu creata: ricca di Grazia e di tutti i  doni ad essa elargiti dal Creatore. L’Umanità ha subito una rigenerazione totale per opera della coppia Gesù – Maria i quali sono divenuti i nuovi Capostipiti dell’Umanità. Tutto il tempo precedente è annullato. Il tempo e la storia dell’uomo si conta da questo momento in cui la nuova Eva, per un capovolgimento di creazione, trae dal suo seno inviolato, per opera del Signore Iddio, il nuovo Adamo.
    Per annullare le opere dei due primi, causa di mortale infermità, di perpetua mutilazione, d’impoverimento, più, d’indigenza spirituale – perché dopo il peccato Adamo ed Eva si trovarono spogliati di tutto quanto aveva loro donato, ricchezza infinita, il Padre Santo – hanno dovuto, questi due Secondi, operare in tutto e per tutto in maniera opposta al modo di operare dei due Primi. Perciò spingere l’ubbidienza sino alle perfezione che si annichila e s’immola nella carne, nel sentimento, nel pensiero, nella volontà per accettate tutto quanto Dio vuole. Perciò spingere la purezza ad una castità assoluta. ( … )
    Noi amammo, come nessun altro amò. Spingemmo l’amore alle vette della perfezione per colmare, col nostro oceano d’amore, l’abisso scavato dal disamore dei Primi che amarono sé più di Dio, volendo avere più che lecito non fosse, per divenire superiori a Dio. Perciò, alla purezza, ubbidienza, carità, distacco da tutte le ricchezze della Terra: carne, potere, denaro, il trinomio di Satana, opposto al trinomio di Dio: fede, speranza, carità: perciò all’odio, alla lussuria, all’ira, alla superbia; le quattro passioni perverse antitesi della quattro virtù sante: fortezza, temperanza, giustizia, prudenza. Noi dovemmo unire una costante pratica di tutto quanto era all’opposto del modo di agire della coppia Adamo – Eva. 606-1

  • Dai Quaderni  L’uomo è partito da una tenebra fonda e da un peso immane di fango, dopo aver perduto la Luce divina, di sua volontà, ubbidendo alla seduzione nemica il cui vero essere si adombra nel frutto che insegna il Bene e il Male, ossia che ha svelato all’uomo, quanto per suo bene Dio aveva nascosto alla materia, alla mente, al cuore. Così puri, così pacifici, così onesti, così pii sareste stati se non aveste morso la triplice concupiscenza che è dolce alla bocca ma amara allo spirito, più dell’aceto e fiele che mi fu porto sulla Croce!
    Piombato dalla dimora paradisiaca sulla terra, schiacciato dalla rivelazione della sua carne profanata dalla lussuria, torturato dal rimorso di aver causato il suo male, angosciato dalla persuasione d’aver suscitato l’ira punitiva di Dio Creatore, l’uomo era un povero essere animale in cui si dibattevano e lievitavano tutte le forze inferiori. 16.8.43


  • La Colpa commessa dall’uomo doveva essere scontata dall’uomo e non dalla divinità non incarnata. Come avrebbe potuto la Divinità, Spirito incorporeo, redimere col sacrificio di Se stesso le colpe della carne? Necessità dunque che Io, Dio, pagassi con lo strazio di una Carne e di un Sangue innocente, nati da un’innocente, le colpe della carne e del sangue.
    La mia mente, il mio sentimento, il mio spirito, avrebbe sofferto per le colpe vostre di mente, di sentimento e di spirito ma per essere Redenzione di tutte le concupiscenze, inoculate in Adamo e nella sua progenie dal Tentatore, doveva, l’Immolato per tutte, essere dotato di una natura simile alla vostra, resa degna d’esser data in riscatto a Dio dalla divinità nascosta in essa, come una gemma d’infinito soprannaturale valore, nascosta sotto una veste comune e naturale.
    Dio è ordine e Dio non viola e non violenta l’ordine, salvo in casi eccezionalissimi, giudicati utili dalla sua Intelligenza. Tale non era il caso della mia Redenzione.
    Non dovevo unicamente cancellare la colpa dal momento di essa, al momento del sacrificio e annullare nei futuri gli effetti della colpa facendoli nascere, come Adamo, prima di commetterla, ignari del male. No, Io dovevo con un sacrificio totale riparare la Colpa e le colpe di tutta l’umanità, dare all’umanità già estinta, l’assoluzione della colpa, a quella vivente in quell’ora e nella futura, il mezzo per essere aiutata a resistere al male e per essere perdonata dal male che la sua debolezza l’avrebbe indotta a commettere.
    Il mio sacrificio doveva perciò essere tale, da presentare tutti i requisiti necessari e  poteva esserlo solo in un Dio fatto uomo: ostia degna di Dio, mezzo compreso dall’uomo; inoltre Io venivo a portare la Legge. ( … )
    Necessità dunque che una donna mi generasse secondo la carne, dopo avermi concepito sopra la carne, poiché da nessun coniugio di creature, per sante che fossero, poteva essere generato il Dio-Uomo, ma solo da uno sponsale tra la Purezza e l’Amore, tra lo Spirito e la Vergine, creata senza macchia per essere matrice alla carne di un Dio. 6.9.43


  • La Colpa, ha sconvolto alle radici dell’uomo, quel complesso perfetto di carne e spirito, di carne, non dissimile in moti di sentimento, dallo spirito, di cui era solo più pesante ma non contraria e tanto meno nemica; di spirito non prigioniero e prigioniero vessato nella carcere della carne, ma di spirito giubilante nella docile carne che esso guidava a Dio poiché molecola dello spirito di Dio, era attratto da Dio, come da calamita divina, mediante i rapporti d’amore fra il Creatore, il Tutto, e lo spirito, la parte. La colpa ha sconvolto quell’armonico contorno che Dio aveva messo intorno al suo figlio perché fosse re e re felice.
    Caduto l’amore dell’uomo verso Dio, cadde l’amore della Terra verso l’uomo. La ferocia si scatenò sulla Terra fra gli inferiori, fra gli inferiori e l’uomo e, orrore degli orrori, fra l’uomo e l’uomo. Quel sangue che doveva essere caldo solo d’amore di Dio, si fece caldo d’odio e ribollì e gocciò, contaminando l’altare della Terra su cui Dio aveva messo i suoi primi perché lo amassero, amandosi e insegnassero l’amore ai futuri: unico rito che Dio voleva da voi.
    Ecco allora che una pianta è nata dal seme della Colpa; fu una pianta d’amaro frutto e di pungenti rami: il dolore.
    Prima il dolore sofferto come l’uomo lo poteva soffrire nella sua embrionale spiritualità contaminata; un dolore animale fatto dei primi dolori della donna e delle prime ferite inferte alla carne fraterna, un dolore feroce di ululi e maledizioni, seme di sempre nuove vendette. Poi, raffinandosi nella ferocia ma non nel merito, anche il dolore si evolse divenendo più vasto e complicato. 23.9.43


  • I due primi, opera eccelsa del Creatore, avevano, oltre alla bellezza incorporea dell’anima innocente, la bellezza fisica del corpo creato dal Padre.
    La bruttezza fisica è venuta all’uomo, come una delle tante conseguenze della colpa. La colpa non ha lesionato soltanto lo spirito, ma ha portato tale lesione anche alla carne. Dallo spirito, che aveva perduto la Grazia, sono venuti istinti contro natura, che hanno avuto per frutto le mostruosità della razza. Se l’uomo non avesse conosciuto il peccato, non avrebbe avuto certi stimoli e non avrebbe contratto alleanze deprecate e maledette che hanno poi pesato, nei secoli, con marchio di bruttezza sulla prima originaria bellezza.
    Anche quando l’uomo non giunse ad avvilire se stesso con certe colpe, la cattiveria, portata sino alla delinquenza, segnò stigmate sui volti dei malvagi e sui loro discendenti, stigmate che ancora oggi studiate per reprimere la delinquenza. 15.10.43


  • Satana sedusse i figli di Dio con pensiero di superbia. Inoculò agli innocenti la sete d’esser grandi di tutte le grandezze: del potere, del sapere, del possedere.
    “Diverrete simili a Dio”. Da secoli era spento il sibilo del Serpente, ma il suono che più non fendeva l’aria, era fuso col murmure del sangue nel cuore dell’uomo. E’ tuttora fuso a questo vostro sangue, a voi più caro dell’anima vostra e vivete nuocendovi in anima e corpo, per ubbidire all’imperativo del vostro sangue avvelenato da Satana.
    Ma sbagliate nell’applicare valore e significato alle cose e alle parole. Essere simili a Dio, ve l’aveva già dato per dote il Padre Creatore, ma una somiglianza nella quale, non ha nulla a che fare ciò che è carne e sangue, ma sebbene lo spirito, perché Dio è essere spirituale e perfetto e vi aveva fatti grandi nello spirito e capaci di raggiungere la perfezione mediante la Grazia, piena in voi e l’ignoranza del Male.
    Io venni a mettere cose e parole nella luce giusta e con le parole e con gli atti vi mostrai che la vera grandezza, la vera ricchezza, la vera sapienza, la vera regalità, la vera deificazione, non sono quelle che voi credete. ( … )
    Fui grande, perché volli essere piccolo. Ricordatevelo, voi che essendo piccoli, volete essere grandi a qualunque costo, anche illecito e il mio Regno non avrà né fine, né confine, perché a costo del mio annichilimento totale, Io me lo sono conquistato.
    Se mi aveste fatto regnare in luogo di uccidermi prima sulla Croce e poi nelle vostre coscienze, avreste conosciuto ère di pace, lunghe quanto la Terra, dal momento in cui su essa posai il mio piede di Innocente, poiché Io sono il Re della Pace, sono la Pace stessa.
    Vi avrei dato la pace nelle nazioni e la pace nelle coscienze, perché col mio Sangue (sarebbe bastato il sangue della circoncisione a redimere l’umanità) vi sono venuto a liberare dalla fossa senz’acqua che Satana vi aveva scavato e dove perivate e perite perché, nonostante da essa Io vi abbia tratti, in essa avete voluto tornare, dato che il Seduttore l’ha pavimentata d’oro e dipinta nella parete di destra di immagini lubriche e in quella di sinistra di immagini di potere. Tre cose che per voi hanno il massimo valore.
    Eppure Io mi sono lasciato tendere sulla Croce per fare del mio martirio freccia perforante i Cieli chiusi e aprente il varco al perdono di Dio. Nonostante mi abbiate odiato, Io continuo a chiamarvi a raccolta, come tromba impugnata da alfiere, per fare di voi il mio esercito pacifico che conquista i Cieli. ( … )
    Io, Agnello del mio Padre e Signore, salvo al Padre mio i suoi figli per il mio Sangue, di cui ho tinto, non la materia del legno e della pietra che muoiono, ma la vostra anima immortale. 7.12.43

  • Eva, Adamo, non respinsero la tentazione. La lussuria della mente ossia la superbia, del cuore ossia la disubbidienza, accolte nella loro anima sino allora incorrotta, la corruppero svegliando febbri impure che Satana acutizzò sino al delirio e al delitto. Non dico parole errate, dico “delitto” ed è giusto. Non hanno forse, peccando, fatto violenza al loro spirito ferendolo, piagandolo duramente? Non è un delitto contro lo spirito quello che fa il peccatore che uccide con la colpa mortale o ferisce, indebolendolo continuamente con le colpe veniali, il proprio spirito?  (…)
    Eva, dotata di una scienza proporzionata al suo stato – notate bene questo perché è aggravante della colpa e perciò cosciente del valore della prudenza – va all’albero proibito. Primo lieve errore. Vi va con leggerezza, non per intenzione buona di raccogliersi al centro dell’Eden per isolarsi in orazione. Giunta là, contrae conversazione con l’Ignoto. Non la fa guardinga il fenomeno di un animale parlante, mentre tutti gli altri avevano voce ma non avevano parola comprensibile all’uomo. Secondo errore. Terzo: nel suo stupore non invoca Dio perché le spieghi il mistero, non ricorda e non riflette neppure che Dio ha detto ai suoi figli che quello era l’albero del bene e del male e che perciò era da ritenersi imprudente accogliere ogni cosa che da esso venisse senza averne prima chiesto al Signore la vera natura. Quarto errore: il suo aver fede più forte nel credere all’asserto di  un Ignoto che non ai consigli del suo Creatore. Quinto: la cupidigia di conoscere ciò che solo Dio conosceva e di divenire simile a Dio. Sesto: la golosità dei sensi che vogliono gustare guardando, palpando, fiutando, mangiando ciò che l’Ignoto aveva suggerito di cogliere e gustare. Settimo: da tentata, divenire tentatrice. Passare dal servizio di Dio a quello di Satana, dimenticando le parole di Dio per ripetere quelle di Satana al suo compagno e persuaderlo al furto del diritto di Dio.
    L’arsione era ormai al grado massimo. La salita dell’arco fatale era giunta al punto più alto. Là si consumò completamente il peccato con l’adesione di Adamo alle lusinghe della compagna e fu la caduta dei due lungo l’altra parte della curva. Caduta veloce, molto più veloce della salita perché appesantita dalla colpa consumata e la colpa si aggravò nel suo peso dalle conseguenze della stessa: ossia fuga da Dio, scuse insufficienti e prive di carità e giustizia e anche di sincerità nel confessare il fallo, spirito latente di ribellione che impedisce di chiedere perdono.
    Non si nascondono per il dolore di essere bruttati dalla colpa e di apparire tali agli occhi di Dio, ma perché sono nudi, ossia per la malizia che ormai è entrata in loro e dà nuovi aspetti a tutte le cose e rende tanto ignoranti da non saper più riflettere che Dio, che li aveva creati e aveva loro dato tutto il creato, ben sapeva che essi erano nudi né si era affaticato a rivestirli, né si era sdegnato di contemplarli tali, perché non c’era bisogno di coprire l’innocenza né c’era sdegno a contemplare un corpo innocente. 18.2.47

  • Nelle risposte dei due colpevoli manca, fra le tante parole, l’unica che doveva esserci: “Perdono perché ho peccato”. Manca quindi la carità verso Dio, manca la carità verso il prossimo. Adamo accusa Eva, Eva accusa il serpente; manca infine la sincerità della confessione. Eva confessa ciò che è innegabile ma crede poter nascondere a Dio i preliminari del peccato, ossia la sua leggerezza, la sua imprudenza, la sua debole volontà, subito ammalatasi dopo aver fatto il primo passo verso la disubbidienza al comando santo di non porsi in tentazione di cogliere il frutto proibito. Quel comando doveva esserle di avviso, a lei, intelligentissima, per farle capire che essi non erano tanto forti da poter impunemente mettersi nelle condizioni di peccare senza giungere a peccare. Vi sarebbero giunti perfezionando con volontà propria la libertà concessa loro da Dio, giungendo ad usarla unicamente per il Bene. Eva mente dunque a Dio tacendo la ragione per la quale mangiò il frutto: per divenire simile a Dio. Ecco che la concupiscenza triplice è nell’Uomo. Tutti i segni dell’amicizia col serpente sono palesi nella superbia, ribellione, menzogna, lussuria, egoismo, sostituitisi alle virtù esistenti prima. 18.2.47    

  • Dall'Epistola ai Romani

  • Nel diluvio perirono i rami corrotti dell’umanità brancolante nelle tenebre conseguenti alla caduta, nelle quali e solo per i pochi giusti, come attraverso nebbie pesanti, giungeva ancora un solo raggio della perduta stella: il ricordo di Dio e della sua promessa.

  • Perciò, distrutti i mostri, l’Umanità fu conservata e moltiplicata nuovamente dalla stirpe di Noè, giudicata giusta da Dio. Venne perciò resa alla natura prima del primo uomo: fatta sempre di materia e di spirito e rimasta tale anche dopo che la colpa aveva spogliato lo spirito della Grazia divina e della sua innocenza.
    Quando e come avrebbe dovuto l’uomo ricevere l’anima, se egli fosse il prodotto ultimo di un’evoluzione dai bruti? E’ da supporsi che i bruti abbiano ricevuto insieme alla vita animale l’anima spirituale? L’anima immortale? L’anima intelligente? L’anima libera? E’ bestemmia solo pensarlo. Come allora potevano trasmettere ciò che non avevano?  E poteva Dio offendere se stesso infondendo l’anima spirituale, il suo divino soffio, in un animale, evoluto sin che si vuole pensarlo ma sempre venuto da una lunga procreazione di bruti? Anche questo pensiero è offensivo al Signore.
    Dio, volendosi creare un popolo di figli per espandere l’amore di cui sovrabbonda e ricevere l’amore di cui è sitibondo, ha creato l’uomo ‘direttamente’, con un suo volere perfetto, in ‘un’unica operazione’ avvenuta nel sesto giorno creativo, nella quale fece della polvere una carne viva e perfetta che poi ha animata, per la sua speciale condizione di uomo, figlio adottivo di Dio ed erede del Cielo, non solo già dell’anima (che anche gli animali hanno nelle nari) e cessa con la morte dell’animale, ma dell’anima spirituale che è immortale, che sopravvive oltre la morte del corpo e che rianimerà il corpo, oltre la morte, al suono delle trombe del Giudizio finale e del trionfo del Verbo Incarnato, Gesù Cristo, perché le due nature, che insieme vissero sulla Terra, vivano insieme gioendo o soffrendo, a seconda di come insieme meritarono, per l’eternità. Rm. 132 – 28.5.48

  • Per espiare la Colpa d’origine, non sarebbero state sufficienti montagne di vittime. Infatti, perché lo spirito dell’uomo fosse ricreato in Grazia e fosse reintegrato alla sua dignità di figlio di Dio, coerede del Cielo, perché la giustizia fosse placata e il Male vinto, occorreva una Vittima perfetta, una Vittima unica che, essendo Dio come il Dio offeso, pagasse, da Dio a Dio, il riscatto dell’uomo e da Uomo santissimo espiasse per l’uomo peccatore.
    Solo l’Uomo-Dio, Gesù, poteva placare Dio e redimere l’uomo, essendo vero Dio e vero Uomo. E Gesù fu immolato e il suo Sacrificio non fu consumato su carni morte, ma da Corpo vivo, sul quale furono scagliati tutti i tormenti ad espiare tutte le colpe di cui l’Innocente s’era gravato per consumarle tutte.
    Sacrificio totale: dello spirito del Cristo provato dall’abbandono del Padre, per riparare la colpa dello spirito di Adamo colpevole di avere abbandonato Dio e la sua Legge; dell’intelletto perfetto del figlio dell’Uomo, per riparare la superbia di Adamo; della carne innocente dell’Agnello di Dio, per riparare la lussuria di Adamo.
    E, perché il mondo, sempre peccatore, avesse sempre una vittima perfetta, avanti l’immolazione, il Cristo e Pontefice eterno, costituisce il Sacrificio perpetuo, quello eucaristico, in cui è ancora e sempre il Cristo, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità che viene offerto e consumato sugli altari. ( …)
    Al sacrificio vivente che si consuma sugli altari, l’uomo deve unire il proprio individuale sacrificio, quello di tutte le ore, da esplicarsi in tutte le occupazioni, doveri, volontà di Dio soprattutto, anche se è volontà di dolore. Sacrificio che può essere della parte carnale, o di quella morale, o di quella spirituale. Malattie, povertà, lavoro estenuante, per la parte materiale di voi. Ingiustizie, calunnie, incomprensioni, per la parte morale. Persecuzioni da parte degli uomini o abbandoni di Dio per provare la fedeltà del suo servo, per la parte spirituale. E ancora: fedeltà alla Legge, conservando casti, giusti e amorosi i corpi, i pensieri, i sentimenti e gli spiriti. Rm. 8.11.50

martedì 13 giugno 2017

VALTORTA - L'IBRIDAZIONE DELL'UOMO CON LE FIERE


Dove non è Dio, è Satana. Dove l’uomo non ha più anima viva, è l’uomo bruto. Il bruto ama i bruti. La lussuria carnale, più che carnale  perché afferrata ed esasperata da Satana, lo fa avido di tutti i connubi. Bello e seducente gli pare ciò che è orrido e sconvolgente come un incubo. Il lecito non lo appaga. E’ troppo poco e troppo onesto, e pazzo di libidine cerca l’illecito, il degradante, il bestiale.
Quelli che non erano più figli di Dio, perché col padre e come il padre avevano fuggito Dio per accogliere Satana, si spinsero a questo illecito, degradante, bestiale ed ebbero mostri per figli e figlie. Quei mostri che ora colpiscono i vostri scienziati e li traggono in errore. Quei mostri che, per la potenza delle forme e per la selvaggia bellezza e una radenza belluina, frutti del connubio fra Caini e i bruti, fra i bruttissimi figli di Caino e le fiere, sedussero i figli di Dio, ossia i discendenti di Set (…) Fu allora che Dio, a impedire che il ramo dei figli di Dio si corrompesse tutto con il ramo dei figli degli uomini, mandò il generale diluvio a spegnere sotto il peso delle acque la libidine degli uomini e a distruggere i mostri generati dalla libidine dei senza Dio, insaziabili nel senso perché arsi dai fuochi di Satana.
L’uomo, l’uomo attuale, farnetica sulle linee somatiche e sugli angoli zigomatici e non volendo ammettere un Creatore, perché troppo superbo per poter riconoscere di essere stato fatto, ammette la discendenza dai bruti! Per potersi dire: “Noi, da soli, ci siamo evoluti da animali a uomini”. Si degrada, si auto degrada, per non volersi umiliare davanti a Dio e discende. Oh, se discende! Ai tempi della prima corruzione ebbe dell’animale l’aspetto, ora ne ha il pensiero e il cuore e la sua anima, per sempre più profondo connubio col male, ha preso il volto di Satana in troppi. 30.12.4

sabato 17 dicembre 2016

La trinità nella bibbia


Tenendo conto che le Sacre Scritture (specialmente l'AT) vanno lette tenendo presente il linguaggio, le espressioni e la cultura degli autori e non si possono leggere come se fosse il Corriere della Sera...

IL CASO ELOHIM:
Nella lingua ebraica esiste il singolare, il plurale e il duale per determinare la quantità a livello discorsivo.
La parola "elohim" che presa da sola significa Dio al plurale quando è utilizzata e seguita (o messa in relazione) con un verbo al singolare. E' come se l'autore ci volesse dire (consciamente o meno, non lo sappiamo) che Dio pur essendo uno è allo stesso tempo più di due (tre).
E' un indizio del dogma della Santissima Trinità


Quindi: Soggetto -> plurale; Verbo -> singolare

Inoltre il "Voi tutti siete déi perché figli dell'Altissimo" fa riferimento alla visione beatifica. Quando noi vedremo Dio (come dice il catechismo) saremo rivestiti di perfezione e assumeremo una forma così mirabile che sembreremo più déi che uomini.

Quindi, naturalmente, per "dèi" non si intende "altri Dio".

Sono le ennesime idiozie da quattro soldi, mandate in giro da gentaglia (scrittori e mai Teologi, stranamente) che non sanno nulla di ebraico, di agiografia e di Sacre Scritture.

Questo si capisce leggendo il testo in lingua originale diciamo, cosa che loro non fanno. Loro interpretano le traduzioni/traslitterazioni, che per quanto possano essere ben fatte non riescono a dare le stesse sfumature.

sabato 10 dicembre 2016

VALTORTA - Peccato di Adamo


Dio aveva detto all’Uomo e alla Donna: “Conoscete tutte le leggi ed i misteri del creato, ma non vogliate usurparmi il diritto d'essere il Creatore dell’uomo. A propagare la stirpe umana basterà il mio Amore che circolerà in voi, e senza libidine di senso ma per solo palpito di carità susciterà i nuovi Adami della stirpe. Tutto vi dono. Solo mi serbo questo mistero della formazione dell’uomo”.
Satana ha voluto levare questa verginità intellettuale all’Uomo, e con la lingua serpentina ha blandito e accarezzato membra e occhi di Eva suscitandone riflessi e acutezze che prima non avevano, perché la Malizia non li aveva intossicati. Essa “vide” e vedendo volle provare. La carne era destata.
Oh!  Se avesse chiamato Dio! Se fosse corsa a dirgli: “Padre io sono malata. Il  serpente mi ha accarezzata e il turbamento è in me”. Il Padre l’avrebbe purificata e guarita col suo alito, che come le aveva infuso la vita poteva infonderle nuovamente innocenza, smemorandola del tossico serpentino e anzi mettendo in lei la ripugnanza per il Serpente, com'è in quelli che un male ha assalito e che, guariti, ne portano un'istintiva ripugnanza.
Ma Eva non va al Padre. Eva torna dal Serpente. Quella sensazione è dolce per lei.  “Vedendo che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi e bello all’occhio e gradevole all’aspetto, lo colse e lo mangiò” .
E “comprese”. Ormai la malizia era scesa a morderle le viscere. Vide con occhi nuovi e udì con orecchi nuovi gli usi e le voci dei bruti. E li bramò con folle bramosia.
Iniziò sola il peccato. Lo portò a termine col compagno. Ecco perché sulla donna pesa condanna maggiore. E’ per lei che l’uomo è divenuto ribelle a Dio e che ha conosciuto lussuria e morte. E’ per lei che non ha più saputo dominare i suoi tre regni: dello spirito perché ha permesso che lo spirito disubbidisse a Dio; del morale perché ha permesso che le passioni lo signoreggiassero: della carne perché l’avvilì alle leggi istintive dei bruti.
“Il serpente mi ha sedotta” dice Eva: “La donna mi ha offerto il frutto ed io ne ho mangiato” dice Adamo. E la cupidigia triplice abbranca da allora i tre regni dell’uomo. 5-3-44
Da questo disordine iniziale ecco che scaturiscono tutte le altre sventure, e voi divenite schiavi di voi stessi o di uno di voi che abusivamente si autoproclama ciò che non è. Lo divenite per non aver voluto essere figli di un Padre che più buono non ve n’è.
Ripudiate dunque le voci di ciò che è concupiscenza e tornate, tornate all’ubbidienza. (…) e vogliate seguire la via che Dio vi ha assegnata.  31.5.44
Il principio della colpa fu nella disubbidienza:  “Non mangiate e non toccate di quell’albero” aveva detto Iddio. E l’uomo e la donna, i re del creato, che potevano di tutto toccare e mangiare fuor che di quello, perché Dio voleva non renderli che inferiori agli angeli, non tennero conto di quel divieto.
La pianta: il mezzo per provare l’ubbidienza dei figli. Che è l’ubbidienza al comando di Dio? E’ bene, perché Dio non comanda che il bene. Che è la disubbidienza? E’ male, perché mette l’animo nelle disposizioni di ribellione su cui Satana può operare. 
Eva va alla pianta da cui sarebbe venuto il suo bene col sfuggirla o il suo male coll’avvicinarla. Vi va trascinata dalla curiosità bambina di vedere che avesse in sé di speciale, dall’imprudenza che le fa parere inutile il comando di Dio, dato che lei è forte e pura, regina del’Eden in cui tutto le obbedisce e in cui nulla potrà farle del male. La sua presunzione la rovina. La presunzione è già lievito di superbia.
Alla pianta trova il Seduttore il quale, alla sua inesperienza, alla sua vergine tanto bella inesperienza, alla sua mal tutelata da lei inesperienza, canta la canzone della menzogna.  “Tu credi che qui sia del male? No. Dio te l’ha detto perché vi vuole tenere schiavi del suo potere. Credete d’esser re? Non siete neppur liberi come lo è la fiera. Ad essa è concesso di amarsi di amor vero. Non a voi. Ad essa è concesso d’esser creatrice come Dio. Essa genererà figli e vedrà crescere a suo piacere la famiglia. Non voi. A voi è negata questa gioia. A che pro dunque farvi uomo e donna se dovete vivere in tal maniera? Siate dèi. Non sapete quale gioia è l’esser due in una carne sola, che ne crea una terza e molte più terze? Non credete alle promesse di Dio di avere gioia di posterità vedendo i figli crearsi nuove famiglie, lasciando per esse e padre e madre. Vi ha dato una larva di vita: la vita vera è di conoscere le leggi della vita. Allora sarete simili a dèi e potrete dire a Dio: "siamo tuoi uguali’ “.
E la seduzione è continuata perché non vi fu volontà di spezzarla, ma anzi volontà di continuarla e di conoscere ciò che non era dell’uomo. Ecco che l’albero proibito diviene, alla razza, realmente mortale, perché dalle sue rame pende il frutto dell’amaro sapere che viene da Satana. E la donna diviene femmina e, col lievito della conoscenza satanica in cuore, va a corrompere Adamo. Avvilita così la carne, corrotto il morale, degradato lo spirito, conobbero il dolore e la morte dello spirito privato della Grazia, e della carne privata dell’immortalità. E la ferita di Eva generò la sofferenza, che non si placherà finchè non sarà estinta l’ultima coppia sulla terra.  17.12
Ho detto: “metaforica pianta”. Dirò ora: “simbolica pianta”. Forse capirete meglio. Il suo simbolo è chiaro: dal come i due figli di Dio avrebbero agito rispetto ad essa, si sarebbe compreso come era in loro tendenza al bene e al male. Come acqua regia che prova l’oro e bilancia d’orafo che ne pesa i carati, quella pianta, divenuta una “missione” per il comando di Dio rispetto ad essa, ha dato la misura della purezza del metallo d’Adamo e di Eva.  Sento già la vostra obbiezione: “Non è stata soverchia la condanna e puerile il mezzo usato per giungere a condannarli?”.
Non è stato. Una disubbidienza ‘attualmente’ in voi che siete gli eredi loro, è meno grave che non fosse in essi. Voi siete redenti da Me. Ma il veleno di Satana rimane sempre pronto a risorgere come certi morbi che non si annullano mai totalmente nel sangue. Essi, i due progenitori, erano possessori della Grazia senza aver mai avuto sfioramento con la Disgrazia. Perciò più forti, più sorretti dalla Grazia che generava innocenza e amore. Infinito era il dono che Dio aveva loro dato. Ben più grave perciò la loro caduta nonostante quel dono.
Simbolico anche il frutto offerto e mangiato. Era il frutto d'una esperienza voluta compiere per istigazione satanica contro il comando di Dio. Io non avevo interdetto agli uomini l’amore. Volevo unicamente che si amassero senza malizia; come Io li amavo con la mia santità, essi dovevano amarsi in santità d’affetti che nessuna libidine insozza. 17.18
Non si deve dimenticare che la Grazia è lume, e chi la possiede conosce ciò che è utile e buono conoscere. La Piena di Grazia conobbe tutto, perché la Sapienza la istruiva, la Sapienza che è Grazia, e si seppe guidare santamente. Eva conosceva perciò ciò che le era buono conoscere. Non oltre, perché è inutile conoscere ciò che non è buono. Non ebbe fede nelle parole di Dio e non fu fedele nella sua promessa di ubbidienza. Credette a Satana, infranse la promessa, volle sapere il non buono, lo amò senza rimorso, rese l’amore, che Io avevo dato così santo, una corrotta cosa, una avvilita cosa. Angelo decaduto, si rotolò nel fango e sullo strame, mentre poteva correre felice fra i fiori del Paradiso terrestre e vedersi fiorire intorno la prole, così come una pianta si copre di fiori senza curvare la chioma nel pantano. 17.19
Nella Genesi si legge:  “Allora Adamo pose alla sua moglie il nome di Eva, essendo essa la madre di tutti i viventi”. Oh! Si. La donna era nata dalla “Virago” che Dio aveva formata per compagna di Adamo, traendola dalla costola dell’uomo. Era nata col suo destino doloroso perché aveva ‘voluto’ nascere. 606.7
Dio non proibisce ad Adamo di cogliere i frutti dell’Albero della Vita, ma vieta di cogliere quelli, inutili, dell’Albero della Scienza, perché un eccesso di sapere avrebbe svegliato la superbia nell’uomo, che si sarebbe creduto uguale a Dio per la nuova scienza acquisita e stoltamente creduto capace di poterla possedere senza pericolo, con il conseguente sorgere di un abusivo diritto di auto-giudizio delle azioni proprie, e dell’agire, di conseguenza, calpestando ogni dovere di filiale ubbidienza verso il suo Creatore – dato che ormai gli era simile in scienza – del suo Creatore che gli aveva amorosamente indicato il lecito e l’illecito, direttamente o per grazia e scienza infuse.
La misura data da Dio è sempre giusta. Chi vuole più di quanto Dio gli ha dato, è concupiscente, imprudente, irriverente. Offende l’amore. Chi prende abusivamente, è un ladro e un violento. Offende l’amore. Chi vuol agire indipendentemente da ogni ossequio alla Legge soprannaturale e naturale è un ribelle. Offende l’amore.
Davanti al comando divino i Progenitori dovevano ubbidire, senza porsi dei perché che sono sempre il naufragio dell’amore, della fede, della speranza. Quando Dio ordina o agisce, si deve ubbidire e fare la ‘sua’ volontà, senza chiedere perché ordina o agisce in quel dato modo. Ogni sua azione è buona, anche se non sembra tale alla creatura limitata nel suo sapere.
Perché non dovevano andare a quell’albero, cogliere quei frutti, mangiare quei frutti? Inutile saperlo. Ubbidire è utile, e non altro. E accontentarsi del molto avuto. L’ubbidienza è amore e rispetto, ed è misura di amore e rispetto. Tanto più si ama  e si venera una persona e tanto più la si ubbidisce. Rm 135-136 28.5.48
Dio sapeva che a quell’albero sarebbe andato Satana, per tentare. Dio tutto sa. Il malvagio frutto era la parola di Satana gustata da Eva. Il pericolo di accostare la pianta era nella disubbidienza. Alla scienza pura che Dio aveva dato, Satana inoculò la sua malizia impura, che presto fermentò anche nella carne. Ma prima Satana corruppe lo spirito facendolo ribelle, poi l’intelletto facendolo astuto.
Oh, ben conobbero, dopo, la scienza del Bene e del Male! Perché tutto, persino la nuova vista, per cui conobbero d’esser nudi, li avvertì della perdita della Grazia, che li aveva fatti beati nella loro intelligente innocenza fino a quell’ora, e perciò della perdita della vita soprannaturale.
Nudi! Non tanto di vesti quanto dei doni di Dio. Poveri! Per aver voluto essere come Dio. Morti! Per aver temuto di morire con la loro specie se non avessero agito direttamente.
Hanno commesso il primo atto contro l’amore con la superbia, la disubbidienza, la diffidenza, il dubbio, la ribellione, la concupiscenza spirituale, e, per ultimo, con la concupiscenza carnale. Dico: per ultimo. Alcuni credono che sia invece stato l’atto primo la concupiscenza  carnale. No. Dio è ordine in tutte le cose.
Anche nelle offese verso la legge divina, l’uomo peccò prima contro Dio, volendo essere simile a Dio: “dio” nella conoscenza del Bene e del Male, e nell'assoluta, e perciò illecita, libertà d'agire a suo piacere e volere contro ogni consiglio e divieto di Dio; poi contro l’amore, amandosi disordinatamente, negando a Dio l’amore riverenziale che gli è dovuto, mettendo l’IO al posto di Dio, odiando il suo prossimo futuro: la sua stessa prole, alla quale procurò l’eredità della colpa e della condanna; in ultimo contro la sua dignità di creatura regale che aveva avuto il dono di perfetto dominio sui sensi.
Il peccato sensuale non poteva avvenire sinchè durava lo stato di Grazia e gli altri stati conseguenti. Poteva esserci tentazione ma non consumazione della colpa sensuale sinchè durava l’innocenza, e perciò il dominio della ragione sul senso. Rm 138 - 28.5.48
Castigo. Non sproporzionato ma giusto.
Per capirlo bisogna considerare la perfezione di Adamo ed Eva. Considerando quel vertice, si può misurare la grandezza della caduta in quell’abisso. (….)
Le conseguenze del peccato d’origine sono state riparate dal Cristo, per quanto è la Grazia. Ma la debolezza della lesione alla perfezione originale rimane. E questa debolezza è costituita dai fomiti, simili a germi infettivi rimasti nell’uomo in latenza, ma sempre pronti ad entrare in potenza e soverchiare la creatura.
Dio non violentò il libero arbitrio dell’uomo, mentre l’uomo violentò i diritti di Dio. Né prima, né dopo la colpa, Dio violentò la libertà d’azione dell’uomo. Lo sottopose alla prova. Non ignorava, essendo Dio, che l’uomo non l’avrebbe superata. Ma era giusto che lo sottoponesse per confermarlo in grazia, come aveva, per lo stesso fine, sottoposto alla prova gli angeli, e confermato in grazia quelli che avevano vinto la prova. E sottoponendolo alla prova, lo lasciò libero di agire rispetto ad essa.  Rm 139-140 - 28.5.48
Dio rispettò la volontà umana. L’uomo perseverò nel suo stato di rivolta verso il suo divino Benefattore. Superbamente uscì dall’Eden dopo aver mentito – perché ormai il suo congiungimento con la Menzogna era avvenuto – ed aver addotto povere scuse al suo peccato, mentre che l’essersi fatto cinture di foglie testimoniava che, non perché erano nudi e di apparir tali a Colui che li aveva creati e conservati vestiti solo di grazia e innocenza si vergognavano, ma perché erano colpevoli, avevano paura di comparire davanti a Dio.
Castigo giusto, dunque. Privazione di quanto spontaneamente l’uomo aveva spregiato: la Grazia, l’integrità, l’immortalità, l'immunità, la scienza. E perciò la perdita della paterna carità di Dio, del suo aiuto possente; e perciò la debolezza dell’anima ferita, la febbre della carne svegliata, delirante e soverchiante la ragione; e perciò la paura di Dio, la perdita dell’Eden dove senza fatica e dolore era la vita; e perciò la fatica, la morte, la soggezione della donna all’uomo, l’inimicizia tra uomo e uomo, tra i figli di un seno, il delitto, l’abuso, tutti i mali che tormentano l’umanità, la paura di morire e del giudizio, il tormento d'aver provocato il dolore e di trasmetterlo a quelli più amati, in un con la vita. Rm 140-141 - 28.5.48
Provvidenza anche questo cadere dell’Umanità, questo suo mordere il fango per ricordarsi che è fango animato da Dio, per se stessa soltanto fango; per volontà di Dio, spirito in un fango, a santificarlo, a dargli l’impronta, la somiglianza con l’Inconosciuto, col Perfetto, con lo Spirito, con l’Eterno. Provvidenza questo cadere all’inizio del suo giorno, per avere un lungo espiare e poter risalire tutta la via, tornare al Cielo dall’abisso, tornarvi con la buona volontà, con l’aiuto del Salvatore, con la battaglia contro la tentazione, con la fortezza che spezza le catene della concupiscenza, con la Fede, la Speranza, la Carità, con l’Umiltà santa e la santa Ubbidienza, per giungere a essere meritatamente gloriosi e liberi della libertà gloriosa dei figli di Dio. Az.204 - 7.7.46

venerdì 9 dicembre 2016

La creazione secondo Maria Valtorta









  • Non ci fu autogenesi, e non ci fu evoluzione; ma ci fu la Creazione voluta dal Creatore. La ragione, di cui siete tanto orgogliosi, dovrebbe farvi persuasi che dal nulla non si forma la cosa iniziale, e dalla cosa unica e iniziale, non può venire il tutto.
    Solo Dio può ordinare il caos e popolarlo d’innumeri creature che formano il Creato.  E questo potentissimo Creatore non ha avuto limitazioni nel suo creare, che fu molteplice, né nel creare creature già perfette, ognuna perfetta secondo il fine per il quale è stata creata.
    E’ stolto pensare che Dio abbia creato, volendo darsi un Creato, cose informi, attendendo di essere da esse glorificato quando le singole creature, e tutte le creature, avessero raggiunto, con successive evoluzioni, la perfezione della loro natura perché fossero atte al fine naturale o soprannaturale per il quale sono state create. (…)
    L’uomo attuale non è il risultato di un’evoluzione ascendentale, ma il doloroso risultato di un’evoluzione discendentale, perché la colpa di Adamo ha per sempre leso la perfezione fisico-morale-spirituale dell’uomo originale. (…)
    L’uomo non è il risultato di un’evoluzione, così come il Creato non è il prodotto di un’autogenesi. Per avere un’evoluzione occorre avere sempre una prima sorgente creativa. E pensare di avere avuto dall’autogenesi di ‘una sola’ cellula le infinite specie, è un assurdo impossibile. Rm 128 - 28.5.48

  • Il Padre si manifesta la prima volta nella Creazione. Immensa Epifania della Potenza che ha, dal nulla, fatto tutto, perché il Tutto può fare dal nulla le cose, mentre il nulla, il non essere, non può da sé formarsi né formare.
    Creare, è, quando dal nulla si ottiene questo tutto che vi circonda, questo firmamento coi suoi pianeti, questi mari con le loro acque, questa terra con le piante e gli animali che l’abitano, questi uomini sorti dalla polvere prima, da Dio trasformata in uomo, questo creato uomo che viene non solo vivificato di vita limitata, ma di vita eterna con lo spirito, non solo munito d’istinto ma di intelletto. Questo è creare. E il Creatore si è manifestato nel creare. Az 150 - 9.6.46

  • "Lo Spirito di Dio si librava sulle acque” è detto, ed è una delle prime parole della meravigliosa storia della Creazione.
    Già era Dio. Sempre Egli fu. E per il suo Essere potè creare dal nulla il tutto; dal disordine, l’ordine; dall’incompleto, più, dall’informe, il completo, formato con legge di sapienza potentissima. Dal caos sorse l’Universo. Dai vapori carichi di molecole confuse, dall'anarchia degli elementi  “creò il cielo e la terra”  e subito il suo Spirito “si librò sulle acque”.
    E a mano a mano che le successive opere della Creazione si compivano, “lo Spirito del Signore” si librava su di esse con le sue leggi e provvidenze, successive opere e sempre più potenti. Dal caos che si separa e ordina per famiglie – parti solide con parti solide per formare il globo del pianeta Terra, parti umide con parti umide, per formare successivamente i mari, i laghi, fiumi, ruscelli – alla luce, la prima delle cose non solo ordinate con elementi già esistenti nel caos, ma creata, con potere proprio, dal nulla.
    Perché la luce non era, “le tenebre coprivano la faccia dell'abisso”, ossia del caos nel quale confusamente si urtavano masse di vapori, carichi di umidità, di gas, di molecole. E Dio creò la luce. La sua luce. Egli concesse al mondo, che sorgeva dal nulla per suo volere, l’attributo, uno degli attributi suoi: la luce.
    Dio è Luce ed è il Padre della Luce e delle luci. E alla terra, sua prima creatura, concede e dona la luce. Rm 82 - 2-2-48

  • La Terra: uno dei milioni di mondi creati da Dio
    Quanti misteri ha ancora l’Universo per voi! Siete immersi nel mistero. Mistero di Dio. Mistero dei perché di Dio. Mistero delle leggi cosmiche. Mistero di rapporti fra questo vostro pianeta e gli altri mondi28.8.43

  • La Terra! La lunga, dieci e dieci e dieci volte millenaria vita della terra cristiana e    la sette volte millenaria vita della Terra pianeta creato dal Padre, che è nel mio tempo? Un attimo di eternità. 22.9.43

  • Nel mio Universo sono pagine sterminate nelle quali l’occhio dell’uomo poteva, e Io avrei voluto così fosse, leggere soprannaturali insegnamenti e leggi di bellezza e bontà. Io l’ho creato, Io Dio Uno e Trino, quest’universo che vi circonda e in esso non ho messo del male per voi. 
    Tutto nell’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio e verso l’ uomo. Ma voi, dal corso ordinato degli astri, dal succedersi delle stagioni, dal fruttificare del suolo, non imparate nulla. Nulla che serva a conquistare i Cieli. Unici che non obbedite, siete il disordine dell’Universo e il vostro disordine pagate con rovine continue, in cui perite come greggi impazzite che precipitano giù da un burrone in torrente mugghiante. 13.10.43

  • Non v'è bisogno di poderose opere di scienza per giungere a credere. Il più bel libro è l’universo che ho creato dal nulla e senza aiuto di uomo. Sappiate leggere in esso il nome di Dio e guardando l’immensità del firmamento, cominciate a capire l’immensità mia, guardando il moto degli astri, cominciate a capire la mia potenza.
    Atomi di polvere sul granello rotante negli spazi che chiamate Terra – un pulviscolo portato dal soffio di Dio e che passa veloce presso altri infiniti pulviscoli ad esso simili – non vi sentite stritolare la vostra superbia se contemplate il firmamento oltre il quali Io sono? Effimere che durate lo spazio di un attimo d’eternità, non cominciate a comprendere la mia Eternità la cui durata è baratro senza fondo in cui sprofondano i millenni e sono pulsazioni del mio ardore? 23.11.43

  • Pensate che Dio, dal nulla ha fatto l’Universo, e da millenni lancia i pianeti negli spazi e ne regola il percorso, pensate che contiene le acque sui lidi e senza barriere d’argini, pensate che dal fango ha fatto quell’organismo che voi siete, pensate che in esso organismo un seme e poche gocce di sangue che si mescolano, creano un nuovo uomo, il quale nel formarsi è in rapporto con fasi astrali, lontane migliaia di chilometri, ma che pure non sono assenti nell'opera di formazione di un essere, così come regolano, coi loro eteri e i loro sorgere e tramontare sui vostri cieli, il germinare delle biade ed il fiorire degli alberi; pensate che nel suo potere sapiente ha dotato i fiori dotati di organi atti a fecondare altri fiori ai quali fanno da pronubi i venti e gli insetti. Pensate che non vi è nulla che non sia stato creato da Dio, così perfettamente creato, dal sole al protozoo, e che voi a tale perfezione non potete nulla aggiungere. Pensate che la sua sapienza ha ordinato, dal sole al protozoo, tutte le leggi per vivere, e convincetevi che nulla è impossibile a Dio, il quale può disporre a suo agio di tutte le forze del cosmo, aumentarle, arrestarle, renderle più veloci, sol che il suo Pensiero lo pensi. 31/12/43

  • Si legge nella Genesi che Dio fece l’Uomo dominatore su tutto quanto era sulla Terra, ossia su tutto meno che su Dio e i suoi angelici ministri. 5/3/44

  • Dio Creatore è illimitato nel suo potere. Dio Creatore  è perfetto nel suo creare. Dio Creatore è previdente nel suo operare.
    Non ha fatto unicamente stelle per il cielo  (………)
    Non ha fatto unicamente le erbe del prato  (………)
    Non ha fatto unicamente i placidi ruminanti   (……..)
    E tutte queste specie ubbidiscono alla ragione per cui furono fatte, all’ordine che venne dato loro.  31/5/44

  • Il Catechismo insegna: “L’uomo fu creato ad immagine e somiglianza di Dio , perché l’anima umana è spirituale e ragionevole, libera nel suo operare, capace di conoscere e amare Dio e di goderlo eternamente, perfezioni che rispecchiano nell’uomo un raggio dell’infinita grandezza del Signore”.
    Dunque Dio creò l’uomo composto di due sostanze, una detta corpo, inizialmente creata col fango e susseguentemente procreata con la carne e il sangue dell’uomo, e di una detta anima, la quale creata volta per volta da Dio, per una sola volta e per una sola carne, scende ad unirsi alla carne che si forma in un seno. Senza l’anima l’uomo sarebbe una creatura animale guidata dall’istinto e dalle doti naturali. Senza il corpo l’uomo sarebbe una creatura spirituale con doti soprannaturali d’intelligenza, volontà e grazia come gli angeli.
    Dio, al capolavoro del creato, rappresentato dall’uomo, in cui sono unite le due creature, animale e spirituale, per fare una sola unità, cosa aveva donato oltre all’esistenza? Doni gratuiti che i teologi dividono in naturali, preternaturali, soprannaturali28.1.47

  • Dal caos Dio creò l’Universo, ordinando le caotiche materie ed elementi in quella perfezione di mondi , stagioni, creature ed elementi, che da milioni di secoli dura. Ma  pochi, osservando il Creato, sanno meditare come la creazione sia simile ad una scala ascensionale, ad un canto che sempre più sale da nota a nota sino a toccare la nota perfetta e sublime. Come sia simile ad un generarsi di vite che dalla precedente escono sempre più perfette e complete, sino a raggiungere la completezza perfetta.
    Guarda: prima dalle molecole solide, dai vapori e fuochi disordinati che erano la nebulosa primitiva, si formano la Terra e le acque e nella Terra e nelle acque ancor mescolati ai futuri mari, laghi, sorgenti, fiumi, vengono chiusi o diluiti i minerali, mentre le molecole solide fanno crosta e forno agli interni fuochi e agli interni zolfi e metalli e fondo alle acque. L’atmosfera si purifica alquanto, liberata com’è in  parte, da ciò che rendeva pesante la nebulosa originaria, il nulla caotico e la Terra, lanciata nella sua traiettoria, ancor nuda, sterile, muta, trascorre per i muti spazi con le creste calve delle sue montagne emergenti appena dalle cupe acque dei futuri bacini.
    Poi fu la luce. Non quella solare, non quella lunare, non quella stellare. Il sole, la luna, le stelle, sono creature più giovani del globo terrestre. Dopo la loro creazione, il cielo, ossia l’elemento “aria”, fu mondo da ogni resto della nuvola primitiva e gli astri e i pianeti splendettero dando col loro splendore elementi vitali al globo terrestre.
    Ma la luce fu prima di essi. Una luce propria, indipendente da ogni altra sorgente che non fosse il volere di Dio. Una luce misteriosa che solo gli angeli videro operare misteriose operazioni a favore del globo terrestre, perché nessuna delle cose create da Dio è inutile,  né nessuna è stata creata senza una ragione d’ordine perfetto. Così, se prima fu la luce degli astri e dei pianeti, segno è che la Perfezione volle quest’ordine creativo per motivo utile e ragionevole. Poi fu il sole, la luna, le stelle.
    L’elemento “aria”, privato dei gas deleteri e ricco di quelli utili alla vita, favorì il persistere delle nuove creature: i vegetali. Quelle che ancora sono creature schiave nelle radici, ma che già hanno moto nelle fronde; quelle che create una volta, hanno già in se stesse elementi per riprodursi, cosa che non è concessa alla polvere della Terra, ai minerali, alle acque. Queste tre cose possono mutare aspetto e natura, da legna sommersa diventar carbone, da fuochi, zolfi, da carboni gemme, trasformarsi da acque in vapori e da questi in acque, o consumarsi, ma riprodursi non possono.
    Il mondo vegetale, sì. In esso è già la linfa, gli organi riproduttivi atti a fecondare e ad essere fecondati; manca però ad essi la libertà del volere, anche istintivo. Ubbidiscono a leggi climatiche, stagionali, al volere degli elementi e dell’uomo. Non può la palma vivere e fruttificare nelle terre fredde, né il lichene polare decorare le rocce nelle terre torride. Non può la pianta fiorire fuor della stagione della fioritura o sfuggire al ciclone, all’incendio, alla scure. Eppure la vita vegetale è già un prodigio di ascesa, dal caos, alla perfezione della Creazione. Ascesa che aumenta con la vita animale, libera nei moti, negli istinti, nel volere dei suoi esseri. Vi è un ordine anche in essa. Ma l’animale gode già della libertà di scegliersi una tana e una compagna, di fuggire dall’insidia dell’uomo e degli elementi; anzi, ha un istinto, più: un magnetismo suo proprio che lo avverte dell’avvicinarsi di un cataclisma e lo guida nel cercare salvezza, così come una rudimentale capacità di pensare e decidere sul come nutrirsi e difendersi e offendere, sul come farsi amico l’uomo ed essergli amico.
    Nell’animale oltre che le perfezioni creative della linfa vitale (il sangue) e gli organi riproduttori come sono nelle piante, sono anche le perfezioni creative della polvere, della pietra, dei minerali. Lo scheletro, il midollo, il sangue, gli organi, non v’insegnano forse gli scienziati che sono composti e contengono quelle sostanze chiamate minerali delle quali è, in fondo, composta la Terra che l’uomo abita e che popolano gli animali?
    Dunque negli animali è già rappresentato e perfezionato ciò che è nei regni inferiori: il minerale e il vegetale e la scala ascende. La nota si fa più alta e pura, più completa, più magnificante Iddio.
    Ed ecco l’uomo, l’uomo nel quale i tre regni precedenti – privo di linfa il primo, di moto il secondo, di ragione il terzo – è aggiunto il quarto regno: quello delle creatura ragionevole, dotata di parola, d’intelligenza, di ragione, ragione che regola gli istinti. Intelligenza che apre il pensiero a comprensioni e visioni che sono molto, talora infinitamente, superiori a quelle che danno agli animali capacità di pensare a un bene materiale. Parola che lo fa capace d’esprimere i suoi bisogni e i suoi affetti, capire quelli del suo simile e soprattutto lodare Dio suo Creatore e pregarlo o evangelizzarlo a chi lo ignora.
    Nell’uomo sono il regno minerale, vegetale, animale, quello umano e, perfezione nella perfezione, quello spirituale.
    Ecco la scala che dal disordine del caos, sale all’ordine soprannaturale, passando per quello naturale. Ecco che alla creatura naturale in cui sono rappresentati e riuniti in sintesi tutti gli elementi e caratteri di ciò che forma le altre creazioni, riuniti e perfezionati; alla creatura fatta col fango, ossia con la polvere nella quale sono sminuzzati i sali minerali e con l’elemento acqua, dotata di calore (elemento fuoco), di respiro (elemento aria), di vista naturale e intellettiva (elemento luce), di sangue e umori, di ghiandole e organi riproduttivi, (linfa), di istinti e di pensiero, di moto, di libertà e volere, Dio infonde il suo soffio, ossia “il soffio della Vita”. Rm. 12.2.48 

  • Volere spiegare con scienza umana il mistero di Dio ed i meravigliosi processi della Creazione, della evoluzione, della trasformazione delle cose create, è follia che degenera poi in eresia. Non si può spiegare l’origine del finito che contemplando con amore, ossia con fede – che la fede non è mai disgiunta dall’amore – l’Infinito. ( … )
    Né idealismo, né positivismo spiegano Dio, la Creazione, la seconda vita, né servono a leggere le risposte ai perché scientifici scritte nei corpi umani, sulle pagine dei firmamenti, negli strati terrestri.  Rm. 16.5.48 

  • Il sesto giorno fu fatto l’uomo, nel quale sono in sintesi rappresentati i tre regni del creato sensibile e, in meravigliosa verità, la sua creazione da Dio per l’anima spirituale infusa da Dio nella materia dell’uomo.
    L'uomo: vero anello di congiunzione fra Terra e Cielo, vero punto d'unione fra il mondo spirituale e quello materiale, l'essere in cui la materia è tabernacolo allo spirito, l'essere in cui lo spirito anima la materia, non solo per la vita limitata mortale, ma per la vita immortale dopo la finale risurrezione.
  • L'uomo: la creatura in cui splende e dimora lo Spirito Creatore. L'uomo: la meraviglia della potenza di Dio che infonde il suo soffio, parte di Se Stesso Infinito, nella polvere elevandola alla potenza di uomo e dona ad esso la Grazia che eleva la potenza dell'uomo animale alla potenza della vita e condizione di creatura soprannaturale, di figlio di Dio. Rm. 130 - 28.5.48

  • La Perfezione infinita ed eterna creò armonicamente tutte le cose e creature create e tutto il Creato può dirsi una sublime armonia che dura da quando è, per quanto riguarda le sempiterne leggi che regolano il corso degli astri e pianeti, l’avvicendarsi delle stagioni, il continuo ricrearsi delle specie animali e vegetali, perché alla creatura uomo non venga a mancare quanto è necessario alla sua vita terrena.
    Compiuta senza fatica, perché fatta ordinatamente, la creazione sarebbe continuata senza sforzo da parte delle creature, se il disordine non fosse venuto a turbare l’armonia dei Cieli con la ribellione di Lucifero e l’armonia dell’Eden con la ribellione dell’Uomo - Adamo.
    “Eden” era chiamato il luogo dove l’Uomo era stato creato e posto perché con la compagna lo popolasse, così come “Cielo” era chiamato il luogo dove gli angeli, spiriti puri, erano stati posti dopo essere stati creati da Dio, per adorarlo e servirlo nei secoli dei secoli. Eden vuol dire “giardino”, ossia luogo di delizie. Cielo vuol dire “Regno di Dio” , ossia luogo di santità e gaudio.  Se l’ordine non fosse stato volontariamente violato dalle creature che da Dio avevano ricevuto l’essere e luoghi di gaudio e delizie, l’Eden sarebbe rimasto Eden per tutti i discendenti dell’Uomo – Adamo e l’Inferno non sarebbe statoRm. 19.1.50
  • Nel Creato, gli elementi che erano confusi nel caos, ubbidirono ordinandosi. (..)  “Dio creò il cielo e la terra e la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso, e lo Spirito di Dio si librava sulle acque e Dio disse: “sia fatta la luce”.  Aria, acqua, fuoco e luce erano dunque fatti, ma non erano separati e ordinati. Dio comandò loro di separarsi e di ordinarsi, secondo la legge che Egli dava loro, ed essi ubbidirono e ubbidiscono da migliaia di anni, facendo il giorno e la notte, i mari e le terre, e lavorando, il fuoco, nelle vene del globo, a preparare i minerali dei quali l’uomo necessita. 
    Ubbidienza nel Creato: Dio dopo aver fatto il cielo, ossia gli strati dell’atmosfera, li sparse d’astri comandando loro di seguire una certa via immutabile, e gli astri ubbidirono. Dio dopo aver fatto la Terra, ossia dopo aver reso compatta e ordinata la materia, prima sparsa e confusa di polvere e di acque, creò le piante e gli animali della Terra e delle acque, e comandò loro di fruttificare e moltiplicare, e animali e piante, ubbidirono.
    Poi venne l’uomo, la creatura-re del creato, e Dio diede all’uomo comando di ubbidienza. E l’ubbidienza dell’uomo avrebbe mantenuto la Terra allo stato di un Paradiso terrestre, nel quale la morte, fame, guerre, sventure, malattie, fatiche, sarebbero state ignorate; un giocondo soggiorno di pace e amore nell’amicizia di Dio sarebbe stata la vita dell’uomo sino al suo passaggio alla Dimora celeste.  377- Az 5.1.47

  • Sarei un ben piccolo e limitato Iddio Creatore se non avessi creato che la Terra come mondo abitato! Con un palpito del mio volere ho suscitato mondi e mondi dal nulla e li ho proiettati, pulviscolo luminoso, nell’immensità del firmamento.
    La Terra, di cui siete tanto orgogliosi e feroci, non è che uno dei pulviscoli rotanti nell’infinito e non il più grande. Certo però è il più corrotto. Vite e vite pullulano nei milioni di mondi che sono la gioia del vostro sguardo nelle notti serene e la perfezione di Dio vi apparirà quando potrete vedere, con la vista intellettuale dello spirito congiunto a Dio, le meraviglie di quei mondi. 22.8.43

  • Quanti misteri ha ancora l’Universo per voi! Siete immersi nel mistero. Mistero di Dio. Mistero dei perché di Dio. Mistero delle leggi cosmiche. Mistero di rapporti fra questo vostro pianeta e gli altri mondi. 28.8.43 

  • Quando il Creatore creò la Terra, la trasse dal nulla adunando i gas dell’etere, già creato e divenuto il firmamento, in una massa che rotando si solidificò come valanga meteorica che sempre più cresceva intorno a un nucleo primitivo. (…)
    La Terra, formandosi così nella sua corsa di proiettile nebulare che si solidifica traversando gli spazi, dovette per forza rapire ad essi, emanazioni ed elementi provenienti da altre fonti, i quali e le quali, sono rimaste chiuse in essa sotto forma di fuochi vulcanici, zolfi, acque e minerali diversi, i quali affiorano alla superficie testimoniando la loro esistenza e i misteri, che con tutta la vostra scienza, non riuscite a spiegare con esatta verità, della Terra, pianeta creato dal nulla da Dio, Padre mio.11.12.43

  • La creazione attende di conoscere i figli di Dio per distinguerli dai figli del peccato. Quando lo conoscerà?  Quando, il tempo essendo finito, saranno passati nella grande rassegna tutti gli uomini e separati, secondo giustizia, i figli di Dio dai figli del peccato.
    Per ora è un lavoro continuo, incessante, per giungere a questa rivelazione. Ogni creatura lo deve compiere in se stessa e l’unione di tutte le creature e la conoscenza del lavoro di ognuno, darà la rivelazione dei figli di Dio da distinguersi da quelli che non vollero esserlo.
    Quando tutte le vite saranno riunite nella risurrezione finale, si comporrà il gran quadro della storia dell’umanità, di questo lato della creazione, il più eletto, e, per essere il più eletto, il più insidiato dall’Avversario che nei progenitori assoggettò tutta l’umanità alla vanità, con la permissione di Dio, per provare i suoi figli e poterli premiare con moltiplicati meriti per la loro santità, conseguita con sforzo proprio e non con dono gratuito di Dio. Az.203 - 7.7.46

giovedì 24 novembre 2016

La terra piatta nella bibbia


Questa è la forma della terra come Dio l'ha creata, un unica terra unita (pangea) a forma di fiore, con otto petali, con al centro Gerusalemme


martedì 1 novembre 2016

La creazione dell'uomo 1

La creazione dell'uomo 1



Ritornando al verso, (Genesi 1:27 Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina). 
L’uomo e la donna furono creati da Dio alla sua immagine, ma non è detto che Dio abbia usato la polvere, solo si suppone, ed allo stesso modo non è specificato, che la donna fu creata dalla costola dell’uomo, e c’è un motivo, perché nella prima creazione, furono creati separatamente, “Dio li creò maschio e femmina”. 
Ma quando, leggiamo il verso, Genesi 2:7 Allora l’Eterno Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente. 
Il verso Genesi 1:4b, (“quando furono creati. Nel giorno che Dio il SIGNORE fece la terra e i cieli), il discorso incomincia con “quando”. 
Vale a dire che l’esposizione dei fatti si stanno riferendo a quelli antecedenti, cioè alla creazione già detta al verso Genesi 1:27 “Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina”. E che il verso Genesi 2:7 si riferisce al verso 1:27 che l’uomo (maschio e femmina), fu creato con la polvere della terra. 
Ebbene, questo ci porta ad un’importante rivelazione, che vedremo sotto, perchè, da questo momento non sappiamo quanto tempo è passato, fino a quando, Dio decise di piantare il Giardino dell’Eden . 
Possiamo fare, però uno studio, con riferimento ai ritrovamenti archeologici che portano la data dell’esistenza dell’uomo a circa 10 milioni di anni fa, con pareri discordanti. 
Questa creazione, appunto, dell’uomo, (maschio e femmina), proviene dalla prima creazione, e su di loro non abbiamo notizie, se non attraverso i resti trovati, come detto sopra; supponendo che sono vissuti in comunità ed in tribù e che conoscevano la natura ed hanno lavorato, persino, l’oro. 
Diciamo che, dopo un certo tempo Dio decide di: 
Leggiamo il verso Genesi 2:8 Dio il SIGNORE piantò un giardino in Eden, a Oriente, e vi pose l’uomo che aveva formato.
Dio piantò un giardino in Eden (in pianura); dopo aver scelto il luogo adatto per potere ospitare l’anima vivente, secondo i suoi piani, Dio, piantò, cioè colloca, delimita la superficie del Giardino. Non dice, che piantò, ma che fece germogliare ogni sorta di frutto. Al verso Genesi 2:8 dice ……….e pose l’uomo, (soltanto l’uomo), che aveva plasmato (nella prima creazione), come preannunzio dei fatti che seguiranno, e poi nel verso Genesi 2:9 dice in effetti cosa ha fatto.
Verso 10: Metterà Egli stesso, due alberi (speciali) proprio al centro del Giardino dell’Eden, uno della conoscenza del bene e del male, ed uno della vita.
Per irrigare il Giardino, Dio crea una sorgente d’acqua, e da essa, si formarono quattro fiumi; Il primo è Pison, che va verso il paese di Avila, dove c’è l’oro, e l’oro di quella terra è fine, qui c’è anche la resina odorosa, e la pietra d’onice, il secondo è Ghigon, il quale scorre su tutto il paese di Etiopia, il terzo è Tigri, esso scorre ad oriente di Assur, il quarto è l’Eufrate. 
Genesi 2:15 Dio il SIGNORE prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse.
Notiamo, che quando Dio prese l’uomo e lo pose nel Giardino, non prese la donna. 
L’uomo e la donna, nella prima creazione furono creati, come detto, separatamente; Dio li creò, maschio e femmina; da loro si formò tutta una generazione che aveva solo timore di Dio, e lo si intende da questo verso: (Genesi 4:15 Ma il SIGNORE gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte più di lui». Il SIGNORE mise un segno su Caino, perché nessuno, trovandolo, lo uccidesse).
Si badi che fino a questo punto, nel Giardino, vivevano, solo 3 persone, Adamo, Eva, (Abele fu ucciso) e Caino; quindi il popolo fuori del Giardino, era quello della prima creazione. 
Ma perché il popolo che avrebbe incontrato Caino, lo avrebbe dovuto uccidere? 
Vediamo che da un lato, vi è Caino che poteva essere ucciso, dall’altro abbiamo il segno che Dio fece su Caino che lo preservava da tale pericolo; certamente, doveva essere un segno evidente nella persona di Caino ed anche visibile a tutti. Ma importante è capire, come questo popolo conosceva Dio e il suo segno. 
Dal momento della prima creazione dell’uomo, (maschio e femmina) fino alla delimitazione del Giardino di Eden, non abbiamo evidenze che Dio ha avuto rapporti con l’uomo, e non sappiamo quanto tempo è passato; generazioni e popoli si sono susseguiti, ma ecco che quando Dio decise di piantare il Giardino di Eden, allora scatta il progetto della nuova generazione, poiché la prima, lo conosceva, ma non aveva un rapporto di adorazione nei confronti di Dio. 
Infatti solo, dopo la seconda creazione, abbiamo l’adorazione a Dio:
(Genesi 4:26 Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enos. Allora si cominciò a invocare il nome del SIGNORE). 
Detto questo, ritorniamo al verso Genesi 2:15 (Dio il SIGNORE prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse). 
La prima cosa che Dio ordina all’uomo è la Legge, al verso (Genesi 2:16 Dio, il SIGNORE ordinò all’uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino,
(17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai). 
Non si può gustare la libertà se non si osserva la Legge, Dio ha dettato all’uomo le condizioni della vita e della morte, ha dato all’uomo il libero arbitrio; ha dato all’uomo fiducia, e non solo, ma anche il privilegio di vivere nella presenza di Dio. Questo è il principio dettato da Dio, nella seconda creazione, per avvicinare l’uomo a se stesso e tutelarlo come sua creatura.